Scusa se non mi taglio le vene
di Sara Piazzi
Un’anima in cerca di pace, un passato che ritorna, un incontro che può cambiare tutto.
CARTACEO: 15.00 €
Sara Piazzi
Sara Piazzi, psicologa e psicoterapeuta, vive e lavora a Vercana. Dopo il successo dei romanzi Quello che gli psicologi non dicono e Il mio tutto, il mio niente, torna con un’opera che intreccia introspezione, dolore e rinascita. La sua scrittura nasce dall’ascolto profondo dell’animo umano e dalla volontà di trasformare le fragilità in forza.


Mara –
Ho incontrato i tuoi romanzi quasi per caso, ma è bastato sfogliare poche pagine del primo per capire che mi trovavo davanti a qualcosa di raro. Il tuo primo libro, con la sua esplorazione lucida e profondamente umana del suicidio, non è soltanto un racconto: è una ferita che pulsa, una mano tesa nel buio. Hai saputo trasformare un tema difficilissimo in un viaggio emotivo che non giudica, non semplifica, ma accompagna. Mi ha lasciato senza parole, con quella sensazione di respiro trattenuto che rimane solo dopo le storie che contano davvero.
Il secondo romanzo, dedicato alla dipendenza da sostanze, conferma la tua straordinaria capacità di entrare nei labirinti dell’animo umano senza mai cadere nel sensazionalismo. C’è crudezza, certo, ma anche compassione, verità, e una finezza psicologica che raramente si incontra. Leggendo, si avverte la tua cura, la tua professionalità, la tua profonda attenzione alle sfumature, come se ogni capitolo fosse stato scritto con la consapevolezza che dietro ogni ferita c’è una persona, una storia, un mondo.
Ed è proprio per questo che, pensando al tuo terzo libro in arrivo, non ho alcun dubbio: sarà un altro colpo al cuore, un’altra storia in grado di attraversare l’oscurità per restituire comprensione, dignità, voce. So già che riuscirai, ancora una volta, a trattare temi tanto delicati con una sensibilità che toglie il fiato e una forza narrativa che resta impressa.
Se i primi due romanzi sono stati un viaggio dentro la fragilità umana, il terzo sarà certamente un nuovo tassello di questa tua straordinaria indagine sull’animo, sulle ferite e sulla possibilità di risorgere attraverso le parole.
Un’autrice che non solo si legge: si vive.
Giulio –
Quando ho letto il primo libro, non immaginavo che potesse entrarmi così sotto pelle. La delicatezza con cui affronta il tema del suicidio è sorprendente: non c’è mai retorica, mai morbosità. Solo una profondissima verità emotiva. È uno di quei romanzi che non si dimenticano facilmente, perché riesce a far luce proprio dove tanti scelgono di distogliere lo sguardo.
Il secondo, mi ha confermato di avere davanti un’autrice capace di guardare l’essere umano senza filtri, senza ipocrisie. Si sente la ricerca, la sensibilità, la responsabilità con cui sono stati trattati temi così complessi.
E forse è per questo che attendo il terzo romanzo con un misto di curiosità e fiducia. Sono certo che anche questa nuova storia saprà scuotermi, farmi riflettere e, in qualche modo, illuminare zone di cui spesso non si parla abbastanza.
Hai uno stile che tocca, che scava piano ma in profondità, e soprattutto che non lascia indifferenti. Se i primi due libri hanno saputo aprire porte importanti, questo terzo, ne sono convinto, sarà ancora più potente.
Giordana –
I tuoi romanzi hanno una qualità rara: parlano del dolore senza mai ferire. Il primo mi ha mostrato quanto possa essere fragile il confine tra silenzio e sopravvivenza; il secondo, invece, mi ha trascinato nella complessità della dipendenza con una lucidità che resta addosso a lungo.
Per questo, mentre aspetto il terzo, non mi chiedo se sarà all’altezza: so già che saprai dare voce anche alle ombre più difficili con la stessa profondità che caratterizza ogni tua parola. I tuoi libri non si limitano a raccontare: aprono spazi interiori in cui è impossibile non ritrovarsi.